News

Il rock "ideale" di Omar Pedrini arriva in fiera

Intervista allo "Zio Rock" bresciano, sul palco sabato 2 settembre

Dedicato a chi vede la musica rock, con il suo paradigma di ideali, sulla via del tramonto, come un dinosauro in via di estinzione. Certo, non se la passa benissimo, ma sentiamo oggi più vivo che mai il bisogno di tramandare cultura, di sensibilizzare i giovani all'arte di scrivere e fare musica, di allargare quell'insieme di connessioni e di libertà che sono l'emblema di una generazione musicale e non solo. Una generazione che lungi dall'essere affossata dalle scorciatoie dei talent e dai compromessi del marketing trova un convinto e combattivo rappresentante in Omar Pedrini.

Il cantautore, musicista e scrittore bresciano, reduce dal successo dell'ultimo album “Come se non ci fosse un domani”, uscito lo scorso maggio, celebra i 25 anni di carriera con il tour “Omar dai Timoria a oggi”, che ripercorre le tappe di una vita e di una coscienza artistica coerentemente salde ai propri valori, dagli albori a oggi, nelle difficoltà come nelle rinascite. Tra le numerose date in calendario, preludio di un nuovo tour autunnale interamente dedicato al nuovo disco, quella in occasione della Fiera di Orzinuovi, sabato 2 settembre, alle 21.30 nello Stadio Comunale, per un live che si preannuncia pieno di energia e, al contempo, di romantici ricordi delle più belle canzoni dello “Zio Rock”.

Nel frattempo, ci prepariamo al concerto orceano con un assaggio dell'"Omar Pedrini-pensiero", raccolto in esclusiva dallo staff di Nuova Orceania.

1) Dopo aver toccato, con il tour estivo, praticamente tutte le regioni italiane, eccoti alla Fiera di Orzinuovi. Un gradito ritorno alle origini bresciane e a un pubblico che ti ha sostenuto anche nei momenti più difficili.
La tappa di Orzinuovi è importante, la fiera rappresenta da sempre un richiamo di un certo rilievo e sono contento di tornare ad abbracciare, dopo parecchi anni, il pubblico della “bassa”. Per ogni tour scelgo almeno tre tappe sul territorio bresciano, proprio perché amo tornare alle mie origini, ricevo molte richieste e ne sono lusingato, quest'anno torno con piacere a Orzinuovi.

2) Come una fenice, hai dimostrato la forza di rinascere, non solo fisicamente ma anche musicalmente, dalle tue ceneri. Gli albori con i Timoria, la carriera da rocker solista, fino a questa svolta fatta di nuove proposte e significati...
La mia rinascita artistica risale a circa tre anni e mezzo fa, quando ho registrato “Che ci vado a fare a Londra” in collaborazione con Noel Gallagher. Prima di questo album ci sono stati otto anni di silenzio, che definirei una vita. Quel disco è stato come un nuovo esordio, ed è andata talmente bene che ho avuto la possibilità di cambiare etichetta, passando alla Warner. A maggio è uscito “Come se non ci fosse un domani” che sta registrando ottimi risultati anche in termini di vendite: per la prima volta in carriera sono entrato nella Top10 italiana e questo significa molto per un artista come me, sempre coerente con il proprio credo musicale. Sembrava impossibile resistere ai compromessi del pop e della tv ma, anche negli anni di pausa "obbligata" dal palcoscenico, ho continuato a perseguire il mio obiettivo volto alla diffusione dell'arte e della cultura, lavorando con realtà del calibro di Rai 5 e Sky Arte. Quest'anno il pubblico è tornato ai miei concerti in massa, reputo questo risultato un premio, a dimostrazione del fatto che non siamo tutti figli dei talent e dei duetti “facili”. Sono rimasto fedele ai miei ideali, c'è chi mi accusa di essere “vintage”, ma ne vado fiero. Se davvero sono tra i pionieri del rock italiano, sento la responsabilità di continuare a tenere duro, altrimenti i ragazzini di 14 anni continueranno a chiedere in regalo ai genitori computer e non chitarre!

3) L'album vanta illustri collaborazioni, ti senti pronto ad affrontare il panorama internazionale?

La mia casa discografica sta sondando la possibilità di lanciare “Come se non ci fosse un domani” in tutta Europa, in questo mi aiutano le eccellenti collaborazioni con Noel Gallagher, Ian Anderson e il poeta Lawrence Ferlinghetti, padre della Beat Generation, del quale ho musicato un testo inedito. Questo per me è il rock, un mondo che dialoga con cinema, letteratura, poesia, cultura in generale. Una musica che apre le menti, pensiamo a Bob Dylan, al bagaglio esistenziale e culturale di questo genere musicale da tutelare con ogni mezzo. Sembra sia passato di moda, ma non è così, al termine di ogni concerto mi piace lasciare i ragazzi con l'esortazione “armatevi di un buon libro e andate a fare la vostra rivoluzione!”.

4) La forza di questo album si apprezza soprattutto nei live: è vero che dobbiamo vivere “come se non ci fosse un domani”, ma cosa accadrà dopo il tour estivo?
Come tutto il rock, anche questo album sprigiona grande energia quando ascoltato e vissuto dal vivo. Quest'anno già a Orzinuovi porterò metà delle canzoni del nuovo disco, anche se siamo ancora all'interno del tour “Omar dai Timoria a oggitour, mentre a ottobre partirà il vero e proprio “Come se non ci fosse un domani” tour che durerà fino a maggio 2018. Stiamo studiando una rinnovata concezione di live, nei teatri, con scenografie e scaletta inedite. Ma in fiera proporremo un bel concerto “antologico” che farà rivivere tutta la mia carriera; non potevo escludere le canzoni dei Timoria e i vecchi successi, anche se stiamo già scaldando i motori per la tournée autunnale, che vedrà protagonista solo il nuovo album. Dalle performance live alla narrativa, sta per uscire anche la mia autobiografia, che presenterò in anteprima al Monza Book Festival il 16 settembre. Un'altra importante tappa della mia carriera che vanta l'introduzione del collega e amico Manuel Agnelli (celebre frontman degli Afterhours, ndr).

5) Ultima domanda a bruciapelo: a quali artisti, italiani e stranieri, non potresti mai dire di no?

Tantissimi, è difficile fare dei nomi. In questo momento in Italia stimo molto Lo stato sociale, volentieri avvierei con loro una collaborazione, qualora se ne presentasse l'occasione. Per quanto riguarda il panorama internazionale, un gruppo che non smetterò mai di amare, forse l'ultimo baluardo delle grandi band mondiali, sono i Radiohead, scolpiti nella mia lista dei desideri, come un intramontabile sogno nel cassetto.



Galleria fotografica

Il rock Il rock Il rock